Napolitano a Salerno: Il resoconto

Giorgio_Napolitano_Salerno.jpgUna città intera ha salutato con entusiasmo e calore la visita del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, che in treno (partenza da Roma) ha raggiunto Salerno nellla mattinata di martedì 14 settembre 2010. UnaGiorgio_Napolitano_Salerno_5.jpg giornata densa di impegni e durante la quale non sono mancati da parte del Capo dello Stato, momenti di cordiale colloquio con la gente comune ed i tanti salernitani accorsi.
La presenza di Napolitano a Salerno sarà anche ricordata per lo splendido discorso che il Capo dello Stato ha voluto dedicare al Sud Italia, per le tematiche trattate durante lo stesso e per le importanti dichiarazioni relative all’attuale delicata situazione politica in cui versa l’Italia, dichiarazioni che hanno trovato immediatamente spazio e risalto sulle principali testate giornalistiche e media televisivi nazionali. Di seguito riporto il resoconto ufficiale, tratto dal sito del Quirinale.

“”La crescita è imperativo per il nostro Paese e per il futuro dei giovani
“L’Italia è impegnata in uno sforzo assolutamente indispensabile e ineludibile di risanamento della finanza pubblica, Giorgio_Napolitano_Salerno_2.jpgcontenimento del debito pubblico e della spesa pubblica corrente, ma questo non può far perdere di vista l’imperativo della crescita che è vitale per il Mezzogiorno. Imperativo a cui siamo tutti tenuti perché riguarda il futuro dei giovani”. Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Teatro Augusteo di Salerno incontrando gli amministratori locali.
Per il Capo dello Stato questa “è la questione numero uno che c’è oggi nel nostro Paese”. Certo – ha aggiunto il Presidente – “possiamo vedere che il tasso di disoccupazione complessiva nazionale è minore rispetto ad altri paesi europei, ma sappiamo che questo tasso comprende un livello più elevato per i giovani dai 15 ai 29 anni, troppi sono infatti in condizioni di non avere un lavoro avendo concluso il ciclo della formazione educativa”.
Il Presidente Napolitano ha affrontato nel suo intervento il tema dello sviluppo del Mezzogiorno:”Non ci si può comunque abbandonare – ha detto – a rappresentazioni tutte in nero del Sud e tutte in bianco, o bianco-oro, del Centro-Nord”. “E’ indubbio – ha aggiunto – che ci debba essere per il Mezzogiorno più coordinamento, più ‘regia’ al livello nazionale”.
Per il Presidente “una questione di risorse finanziarie pubbliche per il Mezzogiorno – di risorse che siano non solo programmate ma rese realmente disponibili – esiste certamente; ma esiste non meno seriamente una questione di capacità di selezione, di progettazione e di attuazione, la quale chiama in causa diverse responsabilità, compresa in particolare quella delle Regioni”.
“I veri meridionalisti – ha proseguito il Capo dello Stato – non sono mai indulgenti, e non possono esserlo ora, verso quel che nel MezzogiornoGiorgio_Napolitano_Salerno_4.jpg non va; e dunque verso le insufficienze che le classi dirigenti, le rappresentanze istituzionali, le amministrazioni pubbliche e in definitiva le forze politiche, hanno mostrato nel Mezzogiorno dinanzi alle prove dell’autogoverno regionale e che vengono oggi al pettine nel processo di attuazione del federalismo fiscale”.
“Quello che davvero conta – ha rilevato il Presidente Napolitano concludendo la parte del suo intervento, dedicata a considerazioni generali di carattere politico-istituzionale – è andare verso una stagione di più lungimirante e produttivo confronto su grandi questioni sociali e di sviluppo futuro del Paese”.
Il Presidente della Repubblica ha anche ricordato il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso giorni fa, “il sindaco che ha fatto onore al Mezzogiorno – ha detto – ha dato l’immagine di storiche virtù del Mezzogiorno”.
Il Presidente si è compiaciuto della “evoluzione auspicabile e costruttiva” che negli ultimi giorni si è manifestata sulla prospettiva di prosecuzione di rilancio dell’attività di governo e parlamentare, due punti sui quali ha manifestato “apprezzamento per le impegnative valutazioni recentemente espresse dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi”.
Giorgio_Napolitano_Salerno_3.jpg“A metà agosto avevo suggerito – ha ricordato il Capo dello Stato – alla riflessione di tutte le forze politiche precisamente l’interrogativo su quali potessero ‘essere le conseguenze per il paese’ del precipitare della situazione ‘verso un vuoto politico e verso un durissimo scontro elettorale’. Questa doveva essere, come sempre è stata, la preoccupazione del Presidente della Repubblica, per il quale attenzione ai problemi e agli interessi generali del paese e garanzia di continuità della vita istituzionale fanno tutt’uno”.
“Si sono invece succeduti per settimane – ha proseguito il Capo dello Stato – ogni giorno, interventi orientati in tutt’altro senso, in allusiva polemica (allusiva e non sempre garbata) nei miei confronti”. “Mi si è così premurosamente spiegato – ha detto – come il ricorso al popolo ovvero alle urne sia il sale della democrazia e il balsamo per tutte le sue febbri; e si è mostrato stupore per il fatto che il Presidente della Repubblica non apparisse pronto, con la penna in mano, a firmare un decreto di scioglimento delle Camere”.
“Il particolare che così veniva trascurato è che la vita di un paese democratico e delle sue istituzioni elettive, nelle quali si esprime la volontà popolare, deve essere ordinata secondo regole per potersi svolgere in modo fecondo, per poter produrre i risultati attesi”.
Tra queste regole – ha concluso il Presidente – “vi è in ogni paese democratico quella di una durata prestabilita delle legislature parlamentari, per il tempo considerato necessario – nella Costituzione italiana, e quasi dovunque, 5 anni – a cercare e definire soluzioni anche per problemi complessi e di non breve periodo. Di qui il valore della stabilità politico-istituzionale : a cui d’altronde si era ispirata già la riforma elettorale del 1993, e avevano di fatto corrisposto gli sforzi politici necessari per consentire il pieno, normale svolgimento delle legislature 1996-2001 e 2001-2006”.
” (fonte: Quirinale.it)

Mentre questo è il video del discorso recuperato in rete ed a cura di pupia.tv

Fabrzio_Raffa_Salerno.jpg

Previsioni Meteo Salerno (mercoledì 15 Settembre – giovedì 16 Settembre) a cura di Fabrizio Raffa:
“Tempo che per le prossime 48 ore rimarrà stabile e con molta probabilità lo sarà anche nel weekend. Infatti gli ultimi temporali, della perturbazione appena passata, stanno interessando solo le regioni dell’estremo sud. Nei prossini giorni assisteremo ad un affondo ciclonico verso la penisola iberica con conseguente richiamo di aria molto mite verso le nostre regioni; tale evoluzione, con molta probabilità, ci regalerà un weekend tipicamente estivo, ma ne riparleremo. Temperature che subiranno un sensibile rialzo specialmente nei valori massimi.”

Salerno Smiling People
Foto: Quirinale.it
Video: pupia.tv on YT – PupiaNews

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Napolitano a Salerno: Il resocontoultima modifica: 2010-09-15T08:30:00+02:00da admin
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Un pensiero su “Napolitano a Salerno: Il resoconto

  1. FESTEGGIAMENTI PER I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA?

    MEGLIO SAREBBE SE CON DANTE, SCIENTIFICAMENTE. ECCO IL PERCHÉ.
    Dante personaggio ci fa sapere nella DIVINA COMMEDIA di essere nato lo stesso giorno in cui è nata la nostra Patria Repubblicana. Era un Profeta? Dante nato il Martedì 2 Giugno 1265 e la nostra Repubblica Italiana nata la Domenica 2 Giugno 1946. Interessante? Utile? Sembrerebbe di no a giudicare dall’interesse mostrato, cioè nessuno!, dalle Università degli Studi e dagli uomini politici al sopraggiungere di questa notizia. Ma, per tacere, ci saranno dei gravi motivi? Vedremo.
    Recita intanto Dante con molta eloquenza: “… in quant’io (Dante personaggio) vidi ‘l segno / che segue il Tauro (cioè vidi quel segno che segue quello del Toro e che sappiamo essere il segno dei Gemelli) e fui dentro da esso (cioè nell’arco di 30° di questo segno. Dante mette in rilievo che il suo Sole di nascita non si trovava affatto nei Gemelli dello zodiaco delle costellazioni, come purtroppo tutti i commentatori affermano commettendo un gravissimo errore scientifico, ma nei Gemelli dello zodiaco dei segni, che è tutt’altra cosa !!!). / O gloriose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno, / con voi nasceva e s’ascondeva vosco / quelli ch’è padre d’ogne mortal vita (cioè il Sole) , quand’io senti’ di prima l’aere tosco;/ (Par., XXII, 110 – 117) Cioè quand’io nacqui.
    Una volta risolto l’enigma posto da questi versi succederebbe però una rivoluzione politico-culturale capace di suscitare, non solo stupore e meraviglia, ma problemi in tutte le maggiori Università del mondo e anche problemi di carattere religioso. Questo enigma si risolve nel seguente modo. Per gentilezza mi facciano sapere, L’ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI, o gli esperti della PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, semmai fosse vero!, dov’è che io avrei sbagliato.
    Procedendo nei calcoli inerenti i citati versi, calcoli che Dante implora da sette secoli che siano fatti, il Poeta stesso personaggi risulta infatti essere nato il MARTEDÌ 2 GIUGNO 1265. Questo perché, per logica e scientifica esclusione, quindi oggettivamente, abbiamo che le “gloriose stelle” di cui lui qui riferisce (c.XXII, vv. 110 – 117, del Paradiso) sono tre: la POLARE (alfa Ursae Minoris) a quei tempi a 18°.20’ di longitudine nel segno dei Gemelli; la BETELGEUSE (alfa Orionis) a 18°.30’; e la MENKALINAM (beta Aurigae) a 19°.40’. Dante afferma, sempre in questi versi, che quando lui nacque il SOLE si trovava in congiunzione, ovviamente “montante e nobile”, con queste tre stelle:”con voi nasceva”, appunto, il Sole. In altre parole, unito insieme a voi tre stelle gloriose e di gran virtù nasceva il Sole quand’io nacqui. Se questo Sole si trovava in congiunzione con esse il Sole stesso avrà avuto necessariamente la loro stessa longitudine in Gemelli e perciò questo Sole avrà avuto la longitudine di 18°.01’ circa in Gemelli. E che giorno era quando il Sole, ai tempi di Dante, raggiungeva 18°.01’ in Gemelli? Era, appunto, il 2 GIUGNO 1265, come testimonia anche il dotto Ebreo Profazio, cioè Jacob ben Machir ben Tibbon, la più alta autorità astronomico-astrologica operante in Europa, a Montpellier, fra la fine ‘200 e gli inizi del ‘300 (cfr. Profhacii Judaei Montispessulani Almanach perpetuum – ad annum 1300 inchoatum – Codicis Laurentiani PL. XVIII sin. N. I; cfr. anche J. Boffito e C. Melzi D’Eril). Dunque il Poeta della Patria è nato quando la nostra Patria Repubblicana, esattamente il 2 GIUGNO. Però, TUTTI ZITTI!!! Ma ci sarà un motivo, visto che dal 29 maggio 1993, cioè da quando io parlai del problema ai Dantisti, alla BIBLIOTECA CLASSENSE DI RAVENNA con in prima fila FRANCESCO MAZZONI E PATRICK BOYDE, nessuno mi ha mai smentito, né, purtroppo, mai dato ragione come in effetti ce l’ho. Perché non mi si dice, lo ripeto, dove che sbaglio, smentendomi? Diversamente troppo facile e assai poco affidabile ed onorevole sarebbe fare il professore.
    Scrive CARTESIO: “… pur non ostentando disprezzo per la gloria come i Cinici, non tenevo in nessun conto di quella che soltanto con falsi titoli si può acquistare”. Ed Ancora: “Per la scoperta di verità un po’ difficili da scoprire la maggioranza dei consensi (le numerosissime pubblicazioni) vale poco o nulla, poiché è più facile che la scopra un uomo solo che non tutto un popolo” (Discorso sul Metodo, Parte seconda).
    Dunque quand’io dimostrai, il 29/5/1993, la ricordata data di nascita di Dante era Presidente di turno CESARE VASOLI che, se pur scettico verso l’Accademia, ha invece trovato sempre la forza e il coraggio, almeno personalmente, di darmi ragione: e credo che non gli sia stato facile. Dall’indicazione del 2 giugno 1265 verrebbe fuori infatti, e necessariamente, che la Commedia è anche un’opera rigorosamente astrologica per cento altre questioni collegate e che dunque il ‘viaggio’ della Commedia avviene sicuramente nell’anno 1301, cioè fuori del giubileo papale di Bonifacio VIII, e non affatto quindi nel 1300. Di conseguenza il Vaticano dovrebbe anche ammettere, oltre al fatto che la Commedia è fuori del giubileo, che per studiare Dante, il medioevo e l’antichità, bisognerà riuscire a padroneggiare l’ASTROLOGIA di Claudio Tolomeo. Però il Vaticano ha ribadito, anche recentemente, che l’Astrologia va RESPINTA: art. 2116 del recente CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (Lib. Ed. Vaticana, 1992). E come respingerla se ce n’è bisogno almeno per studiare Dante? Laici intellettuali e professori di sinistra continuate col vostro silenzio a dare una mano al Vaticano. Speriamo che il fenomeno avvenga inconsapevolmente.
    Quindi il Vaticano non può nemmeno sentir dire da lontano della possibilità di risoluzione di questo enigma dantesco poiché verrebbero fuori anche tutte le altre date astrologiche su Beatrice, nonché la maggiore importanza della Teologia liturgica “che piena è di tutta pace” (Convivio, II, XIV, 19), sull’Apologetica cristiana e sulla Teologia razionalista. Il CONCILIO VATICANO II in data 4 dicembre 1963 ha dato la preminenza alla Teologia liturgica sull’Apologetica cristiana e sul Diritto Canonico però, a giudicare dagli interventi fatti dal Vaticano stesso sulla politica e sulle leggi in gestazione, sembrerebbe che in alcuni ambianti dello stesso Vaticano il recente Concilio se lo siano dimenticato. Io ho riferito della questione liturgica ed astrologico-dantesca in TV a Canale 10, che qui allego: Cfr. YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA. Per gentilezza controllare.
    Di recente si sono aperti i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma come può fare il nostro SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON.LE GIORGIO NAPOLITANO, a dire che Dante è nato il 2 giugno come la Repubblica Italiana se gli studiosi, anche di sinistra, non entrano nel merito con un coraggioso sì? Sarebbe una bella professione anche di concreta ed autentica laicità.
    Il compito di seguirmi per controllare se ho ragione, o torto, potrà apparire faticoso. È vero!!! Però si tratta di una pista nel deserto, o nella fitta giungla, già da me per la prima volta aperta: e dunque la fatica degli altri sarebbe pari ad un centesimo di quella da me sofferta. Pari a quella durata, p.e., da Copernico e Galileo, rispetto a quella dell’Inquisizione e del Cardinale Bellarmino, al fine di arrivare a capirli, se pur, poi, respingendoli.
    Con un auguro di Buon Lavoro, se una intenzione di voler capire potrà sorgere.
    F.TO GIOVANGUALBERTO CERI

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