“La pastoraia di Via Giudaica” di Maria Serritiello

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Il posto che la ricoverava, angusto e scuro come una carbonaia, era un basso senza finestre che prendeva luce dalla strada e d’inverno si riscaldava con del fuoco, sistemato in una vecchia “bagnarola” di zinco annerito. Una scala di legno malandata portava, poi, ad un soppalco cigolante, dove “Fortuna” in compagnia del marito viveva la sua semplice vita. Qui circoscritto, tutto il suo regno, ma a lei non sembrava. Presto il mattino, sforato nel vicolo come un dono, la vedeva alzata con indosso abiti dimessi,la pastoraia di via giudaica,via giudaica salerno,maria serritiello,notino fortuna salerno,luigi scermino salerno,sacchi di juta,presepi salerno,botteghe salerno,artigiani salerno,storie salernitane,maestro carotenuto,presepe di carotenuto,sala san lazzaro del duomo di salerno quelli riportati uguali proprio in certi suoi manufatti: gonna nera arricciata, camicia bianca, grembiule e scialle scuro. Appena apriva, spalancando, le due metà della porta di legno, che nella notte le rinserravano la vita, il buio lasciava il basso e lei si trovava a sporgere il capo nella strada prima di chinarlo per l’intero giorno sulla creta. Con gesti lenti, ordinati, sempre uguali e prima della tranquilla manipolazione, si costruiva ogni volta un forno rudimentale, per la cottura dei suoi piccoli capolavori e ciò rientrava con naturalezza nell’affaccendarsi della giornata. Curva, per la prolungata postura china, accogliente e con un ripetuto e dolce sorriso, si concedeva volentieri alle parole per raccontare il passato, quello che, per farlo rivivere fisso a grandi e piccini, accorta, impastava tra le mani, così, semplicemente, come pane. Nella sua scurita bottega, gli odori si raccoglievano volentieri, come le persone. Spesso, trascurando, per poco il negozio di scarpe dello zio, accorreva, tra gli altri Luigi Scermino, appena fanciullo, per ascoltarla e per approfittare del suo fuoco acceso nella stagione fredda. Scermino, per anni, ora non più, viso aperto e occhi azzurrissimi, ha trascorso la vita vendendo calzature nello stesso negozio dello zio.
Intanto Fortuna, la creta impastata e soverchia la conservava nel sacchi di juta umidi, cominciava il lavoro molto prima dell’estate e proseguiva fino a natale per poi andare oltre, lavorando sempre con lena. Ma chissà come le era nata la passione per la creta in un mondo femminile che si rivolgeva naturalmente all’arte del ricamo, come la più adatta, come le sue abili mani avevano preso a modellare la pasta grezza invece di stringere tra le dita l’ago. Così, innumerevoli buoi, asinelli e statuine dai volti popolari, strappate a quella realtà che le si faceva incontro ogni giorno, hanno trovato posto nei presepi di mezza città; tanto belli che spesso venivano acquistati prima della coloritura, portati via a forza dalle rudimentali mensole su cui erano appoggiati, appena essiccati. Fortuna aveva per i suoi pastori un‘affezione particolare, perciò se ne staccava sempre malvolentieri, forse su quelle statuine l’espressività rievocava incisa le vane speranze, i carichi pensieri e i covati desideri, insomma nei tratti popolari, i segreti della sua anima pulita. I pastori erano il suo pane e come tale, prima della lenta cottura alimentata su di essi il gesto devoto della croce, proprio come si faceva un tempo infornando l’alimento quotidiano. E poi, le sue creature preferite, divenute anche le nostre, veri piccoli oggetti da collezione: la zingara col figlio in braccio, la lavandaia, il venditore di castagne, il banco della verdura, Benino che dorme e gli angeli, semplici oggetti di culto che vanno ormai scomparendo, perché Fortuna non li impasta più. Giustamente, allora, da un po’ di anni, con la sua semplice storia e la scura figura bonaria è divenuta personaggio dipinto nell’artistico presepe del maestro Carotenuto, esposto nella sala San Lazzaro del Duomo. La vecchia pastoraia di Via Giudaica è messo lì ad arricchire la vecchia scenografia di Natale e ad alimentare il ricordo nostalgico dei tanti salernitani che, numerosi, vanno nel vano buio, proprio per incontrarla.Maria Serritiello

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Foto: donnaclick.it

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“La pastoraia di Via Giudaica” di Maria Serritielloultima modifica: 2012-01-27T08:30:00+01:00da admin
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