Il “Regina Margherita” e la sua storia. (di Maria Serritiello)

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La solida costruzione, rigorosa e a tre piani, si apre alla strada con un seguito di finestre, dalle quali intere generazioni, prevalentemente studentesse hanno sporto il capo in attesa del suono della campanella. Il palazzo, una scatola a forma di cubo, è posto al centro della città, nella spaziosa Piazza Malta ma è solo dal 1945, con l’inaugurazione del “47”, che conserva questa sede. La storia del “Regina Margherita”, che è, inevitabilmente, anche la storia del percorso compiuto dal nostro paese, contro l’analfabetismo e a favore dell’emancipazione culturale delle donne, prende l’inizio dal lontano 1861, quando furono istituite scuole magistrali femminili a Salerno, Campagna, Sala Consilina e Valle della Lucania. A funzionare, però, secondo la relazione di un ispettore del tempo, furono solo le scuole di Salerno e Vallo, per cui nel 1866 il consiglio provinciale scolastico chiese al Ministro della Pubblica Istruzione, l’istituzione di una scuola normale per cinquanta alunne nel capoluogo della provincia e nell’attesa del benestare, lo stesso consiglio approvò, l’anno dopo, la proposta. La scuola prese il via sotto la direzione del Prof-Av Vincenzo Capone, col nome di “Rebecca Guarna”, celebre dottore della scuola medica salernitana, vissuta nel XVI secolo, famosa per i trattati “De Febris” e “De Urinis et Embrione”. La prima sede, con 45 alunne, fu sistemata in via Tasso, nel palazzo nobiliare dei marchesi Ruggi d’Aragone, progettato dall’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice e là rimase fino al 1919, per cedere il posto all’istituto tecnico. Nel 1869, poi, fu istituito, annesso alla scuola e a spese della provincia, un convitto femminile, per il continuo aumentare delle allieve e conseguente pendolarismo da tutta la provincia, ma non fu l’unica novità. Due anni dopo, infatti, fu creato il primo giardino d’infanzia, col nome “Francesco Lucrezi”, in ricordo del figlio scomparso, a solo sei anni, dell’illustre Professore Bruno Lucrezi, un utile laboratorio didattico dove le future insegnanti avrebbero sperimentato le metodologie educative apprese negli studi. Si dovrà attendere il 1873 perché l’istituto, caratterizzato dalla esclusiva presenza femminile, abbia una sezione maschile e solamente il 1917 per una scuola mista, fortemente osteggiata. La continua crescita degli allievi (giunta nel 1939 alla cifra di 1600 unità) impose il trasferimento, prima, nei locali della vecchia sede dei mulini Scaramella, poi nel palazzo “Pizzuti” di via Mercanti e successivamente si rese necessario anche l’utilizzo di diverse succursali, tra cui quella locata nel palazzo Tortorella, in via De Martino (per anni sede della scuola media De Filippis). E’ di questo periodo anche il cambio in “Regina Margherita” la denominazione dell’intestazione che tuttora conserva. Tanti sono gli anni trascorsi da quel lontanissimo atto di nascita dell’istituto ma tutti sono stati impiegati a trasformare in energia positiva, sopratutto, quel femminile intelletto, altrimenti voluto acquiescente ed inespresso da un sociale che non distribuiva a tutti uguali opportunità, fin quasi ai nostri giorni. E così siamo agli inizi degli anni ’60, le conquiste sociali dovranno ancora venire, le studentesse si mostrano infagottate e per niente eleganti nei severi grembiuli neri, indossati su calzettoni alti fin sotto il ginocchio e scarpe prive di tacco. Quanta poca fatica avranno impiegato, con sì fatte allieve, i professori: Marino Serini, dantista d’eccezione, Antonio Mazzone, la favola divertente del latino, Rosa Santarsiero, la filosofia sgranata come un rosario, Clementina Verasani, un soprano prestato alla matematica e tanti altri di cui sfugge il nome. Ed è stata, proprio, l’inarrestabile nostalgia di quegli anni a spingere le ex allieve di questo istituto, “IV H”, anno “1963”, dopo 43 anni, in una calda serata di ottobre, di qualche anno fa ad incontrarsi (tra cui chi scrive), per guardare in faccia il trascorrere del tempo e a ritroso il percorso professionale, per altro tutto speso nella scuola, compiuto da ognuna. Il “Regina Margherita”, come una paffuta matrioska, dove, un tempo, girandovi semplicemente intorno si ultimavano, dall’Asilo all’Università, tutti i gradi dell’istruzione, ora si nomina Liceo Statale ad Indirizzo Linguistico, Tecnologico e Pedagogico, in ossequio ai tempi moderni. Il vecchio istituto ha cambiato il corso degli studi, la durata degli anni e a dirigerlo sono stati in tanti, tra cui il professore Michele Di Filippo, preside di formazione pedagogica oltre che manageriale. Con lui la Scuola nel 2008 ha celebrato i 60 anni di essere locata in Piazza Malta, con un articolato progetto, sfociato in una settimana di Seminari, Laboratori, Spettacoli, Personale del pittore Paolo Signorino, un ex discepolo della scuola, Mostra degli storici oggetti dell’istituto, curata dall’ex allieva Prof.ssa Maria Serritiello e una Retrospettiva, un excursus su quanto abbia inciso, il Regina Margherita, sulla formazione giovanile di intere masse salernitane. Instancabile il vecchio istituto sprona e stimola, oggi come ieri, gli allievi al lavoro e a livelli sempre più alti di specializzazione. “Sei mia scuola preziosa palestra/ove l’alma si educa e rischiara/d’ogni bene tu sei la maestra/…”, così il buon Prof .re Sasso, autore della musica, faceva salmodiare tutti, ma proprio tutti gli allevi, questo canto roboante a metà tra la marcetta e lo spot di propaganda, per esaltare il prodotto-scuola. “Salve mia scuola/” continuava il ritornello “la tua parola/ dà forza e vita/e al bene invita/qualunque male/ fugar sai tu/sei il presidio/sei il presidio/d’ogni virtù” . Oh mio Dio, la scuola “Presidio”, eppure! Così tanti gli allievi, usciti dall’annoso Istituto, che sono ben riusciti e dunque maestri di eccezionale sensibilità pedagogica, dirigenti scolastici, ispettori, professori universitari, assessori, vice sindaco, artisti, poeti e pittori di larga fama, funzionari, collaboratori a vari livelli, impiegati laboriosi e in aggiunta, all’interno della famiglia, bravi educatori dei propri figli. Un patrimonio culturale sparso per la città che ha camminato di pari passi con la crescita di Salerno, fino a ieri una città di provincia, ma che oggi aspira ad altro. Attualmente l’istituto, è diretto dalla Prof.ssa Virginia Loddo, la cui dirigenza è segno di distinzione in più in una scuola tradizionalmente di formazione. Sui muri esterni, della vecchia scuola magistrale, ritinti ogni volta, vergati si leggono i desideri, i sentimenti e le emozioni di una gioventù in formazione, graffiti colorati in nero, in rosso e qualche volta in azzurro, così estremi, così esaltati, così naturalmente giovanili ma non diversi né discordanti da quelli delle passate generazioni, che segno dei tempi, li portava incisi, solamente, nel chiuso del proprio cuore.
 
Dedicato ai miei Professori: Marino Serini, Antonio Mazzone, Rosa Santarsiero, sapienti e maestri di vita e ai miei compagni di classe, IV H -1963.
Maria Serritiello

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Foto: maps.google.it

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Il “Regina Margherita” e la sua storia. (di Maria Serritiello)ultima modifica: 2012-09-24T08:30:00+02:00da admin
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