L’antica popolare pasticceria Chianese (di Maria Serritiello)

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Un po’ prima d’inoltrarsi nello slargo del Largo Campo, soffermarsi nella pasticceria Chianese è un forte richiamo che poco ha di commerciale per molti salernitani ma che ogni volta amano rinnovare.
La titolare, Nicolina D’acunto, una dolce signora di unapasticceria,pasticceria chianese salerno,signora d'acunto salerno,largo campo,curiosità salerno,storie della città di salerno,professoressa maria serritiello,nicolina d’acunto salerno,garibaldi curiosità,scorzette di cedro e zucca candite,cannellini bianchi appuntiti,struffoli di natale certa età, accoglie tutti con un contenuto sorriso, quello che si può ancora trovare sulle statue delle Madonnine venerate in costiera. I capelli tirati indietro e fermati dalle forcine di finta tartaruga, sono uguali a quelli delle nonne, quando avevano tutte la stessa faccia. La dolcezza è quella dei suoi dolci che senza mai stancarsi e nel timore di Dio, fa da anni e da sola. La sua è una storia semplice, malinconica che la vede prima giovanissima, perdere il compagno della sua vita e poi consegnata al tempo, instancabile e laboriosa. Si entra, pasticceria,pasticceria chianese salerno,signora d'acunto salerno,largo campo,curiosità salerno,storie della città di salerno,professoressa maria serritiello,nicolina d’acunto salerno,garibaldi curiosità,scorzette di cedro e zucca candite,cannellini bianchi appuntiti,struffoli di natalelasciando nella strada l’ombra dei vicoli e nella pasticceria che, nella sua storia, vanta di aver fatto assaggiare gustose zeppole perfino a Garibaldi, si ha l’impressione che gli ammodernamenti eseguiti non più di 5 anni fa, poco o niente hanno cancellato tracce di un passato qui annidato, profumato alla cannella. All’istante, il luogo e la piccola signora, risultano familiari, si ha voglia di parlare, ascoltare le sagge parole messe in fila e offerte naturali, come un pacchetto di durevoli amaretti. E di cose ne dice ma sempre dosandosi, come per una ricetta buona e quando dettaglia sul grano rifornito a interepasticceria,pasticceria chianese salerno,signora d'acunto salerno,largo campo,curiosità salerno,storie della città di salerno,professoressa maria serritiello,nicolina d’acunto salerno,garibaldi curiosità,scorzette di cedro e zucca candite,cannellini bianchi appuntiti,struffoli di natale generazioni della città per la fattura della pastiera, il sostanzioso dolce Pasquale, il racconto diventa una favola del c’era una volta. “Il grano” dice con fievole voce, mentre assesta le mani operose nel grembo protetto da un bianco sinale è portato fin qui da un grossista napoletano. Secco e tenero esso va lavato sette volte. Ecco, la ripetizione del gesto metodico della preparazione diventa simile al magico elemento delle favole vere: “…sette paia di scarpe ho consumato…, sette gnocchi hai da preparare se il principe vuoi sposare… e sette sono le leghe per il gatto con gli stivali…”. pasticceria,pasticceria chianese salerno,signora d'acunto salerno,largo campo,curiosità salerno,storie della città di salerno,professoressa maria serritiello,nicolina d’acunto salerno,garibaldi curiosità,scorzette di cedro e zucca candite,cannellini bianchi appuntiti,struffoli di nataleAllora, la cucina che s’intravede al di là del bancone e le scansie rinnovati quel tanto che basta, assume la struttura di antro spolverato dalle suggestioni incantate, con i suoi calderoni di lucido rame, ogni anno stagnati da un artigiano di Coperchia, avanti negli anni, con le grandi circonferenze che inghiottono un mezzo quintale alla volta di granuloso impasto e con lunghe, capaci cucchiaie di legno che servono ad aiutare le quattro ore di cottura. Ogni tanto, l’alchimia profumata riceve acqua tiepida, appositamente aggiunta per non far prosciugare il composto. Gesti lenti pazienti scenici che nessuno più sa interpretare e la stessa signora arrendevole dice consapevole “tutto è cambiato, non c’è più nulla come prima”. Ma come prima, come sempre, Lei, ha con gli avventori un legame di parentela, dispensando caramelle ai più piccini, chiedendo affettuosamente notizie sui più vecchi e rallegrandosi che ai suoi clienti, come per i familiari, le cose vadano bene. Cinquant’anni trascorsi così, ad addolcire testardamente tutto l’amaro della vita, a fare del suo mestiere una nobile arte. E tante, tra le altre, le sue specialità: dalle scorzette di cedro e zucca candite, al pan di spagna spalmato di “naspro”, la glassa di zucchero cotto, dai confetti di mandorle e cacao, alle “teste di moro”, vere ghiottonerie al cioccolato. Nei vasetti, poi, di vetro trasparente posti con ordine negli stipi, sorridono al tempo: cannellini bianchi appuntiti, topolini bicolore elak, moltiplicata granella e allegri diavolini per la guarnizione vivace di torte e struffoli di Natale. Alla parete e alla vista quasi sfugge, una pergamena della Camera del Commercio con su scritto “Medaglia d’oro, al merito, per aver mantenuto la tradizione artigianale”. La mansueta “Signora” raccolta nei gesti si schernisce, abbassa il capo e guarda le proprie mani, forti, lisce: sono quello, solo quelle, la sua unica e vera medaglia d’oro da vantare.‘ di Maria Serritiello

Salerno Smiling People
Foto: maps.google.it

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Nerone, il cucciolone di Salerno

nerone.jpgUna leggenda, un simbolo di Salerno, un’altra bella favola, dopo quella della Yasmina, che racconta di un cagnolone, un meticcio, dal pelo totalmente nero e dall’età ignota. Lui si chiama Nerone ed è il cane di tutti, poichè avrà visto crescere almeno due generazioni di giovani!
Anima ogni sera la movida salernitana, quasi si può dire che la vera attrazione della notte sia lui. Bazzica per le vie di Largo Campo e via Roma, ma non disdegna qualche puntatina sul Lungomare di Salerno. Dall’età ignota, Nerone sembra esserci sempre stato per le strade del Centro Storico salernitano. Fa compagnia a gruppetti di ragazzi che si ritrovano la sera a Largo Campo, avvicinandosi a tutti, persone che lo conoscono da tempo e persone che non l’hanno mai visto, quasi a volersi presentare e magari arrotondare la cena con qualche altro pezzo di salsiccia del panino di qualche ragazzo; ma il bello di Nerone è proprio questo, sembra aver totale piacere a stare con i giovani, piuttosto che avvicinarsi con lo scopo di recuperare qualche tozzo di pane.
Gli aneddoti che lo vedono protagonista si sprecano ed il piacere di incontrarlo la sera è un piacere reale. La sua fama sta raggiungendo anche città lontane, grazie ad un fans club presente su Internet. Tanto è vero che da circa un paio di mesetti a questa parte, impazza la mania di farsi immortalare per mezzo di una digitale con il dolcissimo Nerone, per poi condividere la foto con gli amici, e Nerone non si tira mai indietro, ma quasi addirittura sembra mettersi in posa.
Quindi non dimenticate la vostra digitale, semmai doveste finire per le strade del centro storico di Salerno. Nerone vi aspetta e troverà sicuramente un po’ del suo tempo per farsi fotografare insieme a voi.

Salerno Smiling People.
Foto: Fans Club Nerone

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Giugno, andiamo è tempo di migrare … alla Rotonda!

flaviogioa.jpgLa cosa buffa è proprio che l’inizio di questa poesia di D’annunzio rispecchia, mese a parte, quello che si ripete ed avviene puntualmente ogni anno a Salerno al popolo delle notte salernitano; tacitamente e senza un accordo, un bel giorno, qualcuno (ma non si sa chi) decide che è tempo di spostarsi alla Rotonda (Piazza Flavio Gioia) e, italiani credetemi, se non avete trascorso almeno una serata/nottata nella bella piazza salernitana, fatelo al più presto, è un MUST estivo al quale non si può rinunciare.
La cronaca: a fine maggio, inizio giugno come per magia il popolo della notte, mosso da non si sa quale forza, migra e si ritrova alla Rotonda. Un “fenomeno” al quale in tantissimi hanno provato a dare una spiegazione, ma senza esito alcuno. Fenomeno che poi si ripete inversamente, questa volta a fine settembre, proprio come nella poesia di D’Annunzio, che sposta nuovamente la movida dalla Rotonda a Via Roma/Largo Campo.
Cosa accade di preciso? Chi decide e in base a cosa viene deciso che da quel fine settimana in poi ci si debba ritrovare a Piazza Flavio Gioia? Sulle orme di quello che accadeva circa una decina di anni fa (spostamento dal Corso al Lungomare) il rito si ripete ed il mistero si infittisce, cambiamo soltanto le ubicazioni, ma i protagonisti di queste migrazioni sono sempre gli stessi.
Così, fra i tavolini dei felicissimi ristoratori e bar della piazzetta, fra un drink ed un chiacchiera, fra un risata e le numerose stravaganze, inizia ufficialmente l’Estate salernitana, ma il mistero continua a resistere negli anni, senza trovare un spiegazione plausibile e credibile.
Chiunque voglia cimentarsi con la risoluzione dell’arcano, c’è uno spazio commenti fatto appositamente. Risolviamolo!

Salerno Smiling People
Foto: mediterranean-events.com

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