Lina Olivieri, la “Signora” del mare di Salerno (di Maria Serritiello)

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Era lei a dare il via ad ogni estate, col rito d’inizio uguale e fissato inequivocabilmente al 15 giugno, lei che con garbo istintivo e sana energia aveva saputo conservare, nel suo lido, le buone regole dell’educazione, così lontane da ogni dove. Eppure non era portata per la conduzione dello stabilimento che con successo al “porto” le sorelle Anna Maria e Dora portavano avanti da tempo, anzi ne aveva un rifiuto netto, anche perché la sua vita girava altrove e in tutt’altra direzione. Fu solo nel 1970 che rispose con una sorta di “obbedisco” iniziale al richiamo familiare, ma che in seguito si tramutò in orgoglioso e puntiglioso impegno. E comincia bene la giovane “Lina”, nella sua conduzione, infatti, si confermano vecchie regole e se ne affermano di nuove che daranno buon nome, al “Lido”, l’unico, in questa zona, assieme al vicino Miramare, attualmente ristrutturato elegante, ad avere tradizione alle spalle e a sollevarsi in tanta spiaggia libera, affollata e consueta in quegli anni. Così per essere sicura che nelle sue larghe e spaziose cabine non vi fossero più persone di quante dichiarate, non esitava a contare le paia di scarpe, otto, dovevano essere per l’esattezza e se nella conta risultavano in più, prontamente venivano caricate su di una carriola e portate via. Certo un metodo impopolare ma necessario per mantenere il controllo sui presenti. Sabbia sottile e dorata per 350 metri di spiaggia e panorama non ancora del tutto affossato dalle brutte costruzioni intorno, il “Lido” offriva ai bagnanti, un clima da vero soggiorno balneare, da vivere per l’intera giornata a due passi dalla comodità della propria casa, invidiato da chi già cominciava a comprare nella Calabria selvaggia, per via del mare poco pulito. Siamo nel ’73 ed ecco apparire al “Lido” la piscina, una costruzione impensabile per vecchi salernitani che col mare hanno avuto da sempre un rapporto carnale, ma necessaria per sopportare la decadenza del nobile specchio d’acqua e la trascuratezza dei governanti. Così la moderna struttura la si colloca in disparte, in un ristretto recinto di 42 cabine ma accanto ai due quadrati di destra e sinistra, su di un benevolo trono dal quale vigila il piccolo quartiere, divenuto ormai un parentado, tant’é la familiarità con la quale i clienti si ritrovavano ogni anno. Tutte le mattine d’estate Lei era là, disegnata da sobri vestiti, ornata da spille e collane, una più bella dell’altra e mai in eccesso, col sorriso dell’accoglienza stampato sul viso e con l’occhio attento, vigile a chi entrava. Un feudo il “Lido” e come tale aveva una sua struttura che lo connotava e lo distingueva allora. Doveva essere bello un tempo arrivarci e ben lo comprese Attilio Olivieri, padre, spostandosi dal porto in questo luogo, spinti dal profumo immenso, inebriante degli aranceti e dei mandarineti, giunto fino al mare per congiungersi indissolubile all’invasiva e attaccaticcia salsedine, nei giorni di bonaccia. Un profumo ormai perso nella zona ma che i nostalgici ancora trovano, nella fioritura di maggio, rincantucciato nei pochi alberi sfuggiti al macete del “Parco del Mercatello” Sì, doveva essere proprio bello prendere i bagni nel mare discosto di una città che estendeva la sua tranquilla lunghezza da Piazza ferrovia al Teatro Verdi. Arrivare fin qui per i salernitani di allora era come fare un viaggio, così la filovia che sferragliava tra il verde disteso degli ombrosi giardini e l’azzurro inquieto del mare aveva un confine naturale nella ristretta piazza tenuta a cerchio da palazzotti a due piani che non occupavano la vista come adesso ma nei quali ferveva e l’attività commerciale di don Nicola, il salumiere, che tra una “spicciata” e l’altra si godeva il fresco dell’estate sotto il pergolato, cresciuto ombroso dinanzi al comodo esercizio e il fervore industriale della fabbrica. Oggi non si crederebbe ma in una delle due case che ancora conservano la bassa struttura del tempo, sforzandosi di distinguersi dalla cementificazione selvaggia e irriverente dell’habitat, vi era una fabbrica di caramelle, gli “champagnini”, una golosità di cui con rammarico non si ha più la memoria del loro sapore. Vecchio Lido, con i ricordi di guerra sul groppone, gli inglesi lo requisirono per stanziarvi il proprio esercito e lo lasciarono a malincuore solo nel ’46 e ancora fu, il vecchio Lido, a far da mensa agli allievi ufficiali che ebbero il privilegio di gustare gli inimitabili piatti di un cuoco d’eccezione “Carminuccio” della “Rosetta”, per anni storico ristorante della città che ancora si rimpiange, tanto da far intendere ormai la sua rinomata cucina, come sinonimo del mangiare gustoso e raffinato. Vecchio Lido con la buona società imprenditoriale e non del tempo che rispondeva al nome degli Scaramella i D’Amico, i Moscato, i Morese, i De Roberto i Quagliariello e ai tanti altri che nell’ambiente appartato trovavano il riposo ma anche il benessere del mare. Solo più tardi ci fu il ricambio ed ad invaderlo, furono gli intellettuali e la fascia della borghesia. Il tempo al Lido scorreva uguale e se qualche impercettibile cambiamento avveniva era cosa lieve tanto da non essere rilevato, così, la signora Lina e la sorella Anna Maria, malgrado il passar degli anni, erano sempre le stesse ed anche i loro i bagnanti, fissati come in un’elegante immagine di “belle epoque”. Ogni tanto, però, a dispetto dell’immortalità della signorile stazione balneare, qualcuno se ne andava per sempre ed era da tutti accusata la mancanza, perché il Lido era appartenenza e per esserci da così tanto tempo è stata la storia di tutti noi, una storia che è durata per gli Olivieri dal 1936, così come è scritto sul cuneo d’ingresso. L’aristocrazia del mare, senza esagerare e senza piaggeria la si trovava solo qui grazie all’icona “Lina Olivieri” che seppe con garbo naturale trasfondere il suo stile elegante di vita in questa sua creatura marina, alla quale è restata attaccata come ad un giovane amore. Ora Lina Olivieri, giustamente si è ritirata per beneficiare della meritata pensione, ha qualche ruga di troppo e ci sorprende per questo, perché le sirene del mare non hanno età e Lei è stata, per l’appunto, la sirena che per oltre 60 anni con il mito del Lido ebbe a custodire e a governare il lento trascorrere sotto il sole delle ore spensierate dell’estate.
Maria Serritiello

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Foto: Prof. Web

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La spiaggia perduta

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Quando nel 1970 iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale porto commerciale, sfrattando le incantevoli spiagge esistenti, gran parte dei salernitani pensò di non avere più il mare.
Eppure, nella parte orientale, proseguendo oltre Piazza della Concordia, c’era già la “La Conchiglia”, la spiaggia libera del “Torrione”, la “Caravella” e sul posto, dal 1936 presente, il tradizionale quanto signorile “Lido” di Mercatello, ma non era la stessa cosa.
Si considerò, caricando la preoccupazione, che quella pur lunga striscia di spiaggia non avrebbe mai riunito tutti i bagnanti in cerca di nuovo spazio.
Mare aperto e inquieto, mare forse più vero, da quel giorno, senza più il sicuro budello dei lidi e il lungo braccio del porto a delimitare; costretti, per toccare l’acqua ad attraversare tutta la città, vestiti con la sobrietà del chi si reca in ufficio e con l’operatività della città mai distratta. Escluso dall’immediato contatto salato, il vecchio nucleo storico, si addormentò, smarrendo tra le sue pieghe, i corpi cotti dal sole, i richiami dalle voci cantilenanti, il profumo salmastro, covato nei vicoli ombrosi e l’umido attaccaticcio dei giorni di scirocco. Il mare, nella città percorsa a piedi, si allontanava emancipato, per stendersi libero, per non appartenerci più.
Ma quando i bagni si prendevano al “Porto”, ora sempre più propriamente detto “Via Ligea” dall’intrigo dei vicoli, affollato il via vai, festoso e colorato si faceva strada profumato all’olio di noce. L’unica via, passato il palazzo del Genio Civile, si riscaldava con la risacca marina ed il rumore degli zoccoli, di legno duro, strusciato a terra come le reti dei pescatori. Dalle finestre, erose lentamente dal sale, le case accostate alla roccia, respiravano spalancate, odorosa e salmastra, la brezza del mare, quel mare annusato forte tra i guizzi dei pesci pescati e mostrati, poi, nella palazzina bianca del mercato, elegante ancor oggi, rispetto alla disinvolta decadenza di tutto il resto. Con la velocità consentita dai fili, tesi e sollevati, il numero “2”, la popolare filovia, verde scuro, che collegava i punti estremi della città, passava libero, sfiatava i freni e distrattamente sganciava il trolley, senza che nessuno suonasse dietro spazientito.
Cento lire, il costo del biglietto per l’andata ed il ritorno, quanto il prezzo del gelato a limone, rinchiuso fresco nel carrettino giallo del gelataio ambulante e se la tentazione, a volte, portava a leccare il gusto ghiacciato, altro non restava che farsela a piedi.
Ma tant’è si era felici!
La camminata lenta, con gli amici, sempre tanti, rendeva possibile la discussione, il comune sentire mentre a lato e davanti a passi tamburellati scorrevano vivaci: il “1° Elisa”, “Il Principe di Napoli”, “Il Tritone”, “Il Santa Lucia”, “Il 2° Elisa”, “Il Lido” (già Risorgimento), “L’Arenella”, “Il Lido” (propriamente detto), “Il Savoia”, “Le Marinelle”, “L’Arcobaleno”, “Scoglio 24” e “Punta di Mare”.
Un patrimonio ambientale di spiagge, le più belle, curate con amore e tradizione da famiglie come Porpora, Nigro, Ventura, Pizzolorusso, Olivieri, tra le altre; una sensoriale ricchezza inutilmente persa da tutti noi!
E’ lì che, discosto, abitava il mare, senza mescolarsi alla discarica cittadina, lì la soffice sonorità, ripresa alla riva , dolcemente era spinta in mezzo al mare con le voci dei tranquilli bagnanti, ovattate e ascoltate come già in una conchiglia. Il tempo stemperato nell’acqua e impastato nella rena, entrava nella dimensione lenta dell’ozio, dove, assente la fatica, anche il treno, sollevato sul ponte della ferrovia, sfilava rallentato col suo carico affacciato ai finestrini e le mani movimentate dal saluto, appariva distante e sfumato nel vapore della calura. Laggiù per tutti, c’era l’invito dell’estate. E l’amore, quanti amori sulle spiagge ordinate, ammorbiditi sugli scogli ricoperti di alghe ricce, sfuggiti al controllo nelle veloci “scappavie”, noleggiate ad ora, rinfrescati nella grotta del “fico”, dove la sorgente ghiaccia calmava l’arsura del sole, il pizzicorio della salsedine e dove il bacio sapeva acquistare il sapore della leccornia.
“….ti voglio cullare, cullare, posandoti sull’onda del mare, del mare….” dai primi jukebox, Nico Fidenco a fare da colonna sonora, a sottolineare con note accattivanti, irripetibili momenti giovanili.
A volte la giornata a mare era più lunga delle solite ore “13” tutti a tavola ed ecco che ad una certa ora la via si affollava di commisti odori, sparsi da ruoti di alluminio lucido e protetti da fazzolettoni a quadri rossi e blu. Per la spensierata, giovane covata, mamme, nonne, zie sempre disponibili alla cucina sui carboni, portavano a mano golosità fatte di “pasta imbottita”, “melanzane alla parmigiana” , “zucchine alla scapece”, “peperoni ripieni” e l’immancabile “insalata di pomodori”, generosamente odorosa di basilico.
E allora non sarà un caso, se molti di quei giovani di “ieri” senza rassegnazione, ancora oggi vanno al “Porto” a prendersi il bagno, con lo sguardo lungo della memoria e l’affezione del cuore, vanno a ritrovare la spiaggia perduta, irrimediabilmente perduta, ormai, tra le scatole quadrate color ruggine degli utili containers ed il brillio zampillante della fontana, in verità la più bella, di quelle che prolificano in città.
Maria Serritiello

Salerno Smiling People
Foto: Edoardo Colace

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11 le Bandiere Blu per la costa salernitana

bandiera_blu.jpgMentre a Salerno città, fra divieti di balneazione, erosione costiera, silenzio da parte delle Istituzioni, mare putrido, spiagge sporche e l’inagibilità di alcuni tratti di costa causa lavori, anche per quest’estate sarà un’impresa poter trascorrere giornate al mare (che, per chi abita con il mare sotto casa è frustrante e vergognoso), ci pensa la provincia di Salerno e soprattutto la costiera cilentana a regalare soddisfazioni e risultati di prestigio alla nostra terra, conquistando (e non è una novità) ben 10 Bandiere Blu sulle 12 totali assegnate alla Campania.
La Bandiera Blu è un riconoscimento conferito dalla FEE (Foundation for Environmental Education) alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità relativi a parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione ad esempio la pulizia delle spiagge e gli approdi turistici.
Dicevamo di 12 bandiere blu in totale per la Campania, di cui 11 per la provincia di Salerno a loro volta divise in una sola bandiera per la Costa d’Amalfi, conquistata da Positano e da ben 10 per la Costa Cilentana. Di seguito l’elenco completo delle località salernitane alle quali è stato assegnato il prestigioso riconoscimento:

Positano
Agropoli;
Castellabate;
Montecorice-Agnone e Capitello;
Pollica-Acciaroli Pioppi;
Casal Velino;
Ascea;
Pisciotta;
Centola-Palinuro;
Vibonati-Villammare;
Sapri.

Il riconoscimento, e’ stato assegnato giorno 11 maggio a Roma, nella sede della Regione Lazio, dalla Federazione per l’educazione ambientale (Fee) in collaborazione con il Consorzio nazionale batterie esauste (Cobat).

Aggiornamento del 12 maggio 2010 Ricevo nello spazio riservato ai commenti e molto volentieri pubblico un’ottima osservazione di Enrico al quale mi sento di dare molto volentieri voce poichè mentre i Media nazionali hanno esaltato in ambito regionale la Liguria come regione con il maggior numero di Bandiere Blu, molto in sordina è invece passata la notizia della provincia con il maggior numero di Bandiere Blu (11 in totale) che per l’appunto si tratta proprio di Salerno. Grazie ad Enrico per la segnalazione che riporto integralmente

Enrico Scrive: “N.B. Una notizia che NON è passata sui media è che, se è vero che la Liguria è la regione con più bandiere blu, é in assoluto SALERNO LA PROVINCIA CON IL MAGGIOR NUMERO delle stesse !!!!”

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Previsioni Meteo Salerno (mercoledì 12 Maggio – giovedì 13 Maggio) a cura di Fabrizio Raffa:
“Ancora 48 ore di sole e caldo primaverile e poi l’imponente ondata di maltempo conquisterà anche il centro-sud italia. Tutto questo a causa di aria artica che ancora prepotentemente si dirige a latitudini più basse; dalla valle del Rodano si tufferà nel mediterraneo alimentando un’instabilità già presente da molti giorni. Il continuo afflusso di aria e il conseguente contrasto termico causeranno precipitazioni anche di notevole intensità specialmente nel fine settimana. Intanto godiamoci questi ultimi giorni di bel tempo e seguite gli aggiornamenti del maltempo del weekend. Sulla nostra città cielo generalmente sereno con qualche velatura dovuto al caldo e a valori di umidità elevati; possibili piovaschi nel pomeriggio. Temperature stazionarie. Venti deboli o moderati da SW.”

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Foto: ablaweb.net

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